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Corsa a tre per la presidenza della FIGC, ecco le parole dei candidati

Messa in archivio, anche se non metabolizzata, la débacle del movimento calcistico italiano, costretto ad abdicare dal mondiale per mano di una modesta Svezia, è ora di raccogliere i cocci dell’era Tavecchio e scrivere una nuova pagina della storia della FIGC e della Nazionale. La data delle elezioni è stata individuata nel 29 gennaio ed oggi, a due settimane dal voto, i tre candidati si sono concessi alla stampa, rilasciando dichiarazioni ricche di spunti.

Damiano Tommasi, attualmente presidente dell’Assocalciatori, ha parlato a Radio Onda Libera, sostenendo l’unicità del suo profilo rispetto a quello dei suoi avversari: “Con me in federazione si tornerebbe a parlare di calcio, con un progetto a medio-lungo termine che riguarderà ogni settore. Ciò che differenzia la mia candidatura dalle altre sta nel fatto che nell’Italia ci ho giocato: alcuni lo considerano un handicap, io no. Sibilia è stato il vice di Tavecchio, Gravina un uomo d’opposizione, mentre io rappresento qualcosa di nuovo.

Su Radio 24 il presidente della Lega Italiana Calcio Professionistico Gabriele Gravina non tarda a replicare: “Con Tommasi c’è dialogo dettato da una linea comune, non conflittualità. Pur stimandolo, credo però che il mondo politico legato al calcio italiano non sia ancora pronto per un presidente calciatore. Mi sono candidato proprio perché temo che la sua figura non creerebbe la necessaria aggregazione del consenso.

Antonio Sibilia, presidente della Lega Nazionale Dilettanti, ha invece polemizzato ai microfoni de “La Politica nel Pallone” con la Lega di Serie A: “Sono deluso dal comportamento tenuto venerdiì dalla Lega: sono andato lì per un’audizione con la promessa che nel pomeriggio avrebbero designato un candidato, ma avete visto cos’è accaduto. Non ho parole per l’atteggiamento che hanno avuto.”

Rassegna Stampa

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